Sito Istituzionale del Comune di Laconi - Veduta del Paese

[ Torna all'inizio della pagina ]

[ Menù Orizzontale ]

Cosa vedere
I principali monumenti presenti a Laconi
Cosa vedere

Le principali motivazioni per visitare Laconi sono tre: 
la casa natale di Sant'Ignazio e i luoghi in cui visse;  il museo delle statue menhir e il meraglioso parco urbano, il parco Aymerich, nel quale sono ancora presenti i resti del castello medioevale e varie essenze arboree di pregio.

 

Il Parco Aymerich
Laconi è il paradiso dei botanici e riserva infinite sorprese a chi ne esplora con attenzione il territorio.
E' una terra che annovera il più alto numero di specie di orchidea sarda: alcune di esse ne portano chiaramente il nome (ophris laconensis, orchis sarcidani).Una terra che nasconde, negli angoli meno conosciuti, rarità come la pyracanta coccinea (unico ritrovamento in Sardegna). Nel territorio sono presenti il leccio, l'olivastro, la roverella,la quercia da sughero, il bagolaro, il carrubo e le più svariate essenze mediterranee. All'interno del Giardino Aymerich possiamo ammirare il gigantesco cedro dell'Himalaya, il faggio Pendulo, la collectia cruciata (una pianta rara con le foglie che richiamano nella forma tanti piccoli aerei da caccia).
Si può ammirare la magnolia grandiflora, la thuia orientalis e il taxus baccata, conosciuto come l'"Albero della Morte". Ma è all’interno del Parco che possiamo osservare le innumerevoli specie botaniche tra cui non può passare inosservato il maestoso cedro del Libano e il pino di Corsica.

Il Parco si estende su una superficie di quasi 22 ettari e può essere suddiviso in due parti. La prima storica, nella quale insistono le architetture del castello e dove è possibile osservare le tracce di un impianto boschivo già notevole in passato (come pare suggerire un esemplare di Cedro del Libano di eccezionali dimensioni). La seconda corrispondeva all'area ricreativa, le cui peculiarità sono di natura ambientale: una ricca rete di sentieri attraversa il bosco di lecci, incontra spesso sorgenti e laghetti, e consente di ammirare angoli alquanto suggestivi che nel tempo hanno reso famosa quest'oasi verde. Proprio l'acqua è tra le maggiori attrazioni del Parco: abbondante in tutte le stagioni, crea atmosfere di incredibile fascino e spettacoli insoliti per una regione come la Sardegna, endemicamente arida. Molto bella la cascata maggiore.Di estremo interesse è inoltre la collezione di piante esotiche e di pregio che si estende su un'area cospicua del parco, opera del marchese Don Ignazio Aymerich che curò l'impianto durante la prima metà dell'800. Dal luglio del 1990 il Parco di Laconi è di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna che l'ha acquistato dalla famiglia Aymerich. Successivamente le competenze della gestione sono state trasferite prima all'Azienda Foreste Demaniali e poi all'Ente Foreste della Sardegna.

Il Castello medioevale
La tradizione storica e popolare individua nell'insieme dei corpi murari ancora oggi evidenti all'interno del Parco Aymerich, i resti del castello medioevale di Laconi. Lo studio delle stratigrafie murarie ha consentito di rilevare l'opera di maestranze che hanno operato in questo sito in tempi e modi differenti. L'analisi denota certamente la presenza di un corpo più antico rispetto agli altri, un edificio a pianta rettangolare, forse una torre, attraversato da un passaggio monumentale con volta a botte e preceduto da un ingresso ad arco a tutto sesto che in origine immetteva in un' ampia corte. Sul lato destro del passaggio è murata un' epigrafe parziale su più conci, che cita la presenza di una porta e una data: 1053. L'iscrizione, pur essendo chiara nel testo, presenta notevoli problemi interpretativi sia epigrafici che archeologici e non è escluso che in origine fosse in un'altra sede, qui posta in opera quale materiale da costruzione.
I caratteri salienti di questa architettura l'avvicinano ad altre simili restituiteci dalla prolifica arte fortificatoria romanica che in Sardegna ha trovato condizioni ideali per esprimere esempi eccezionali. Il contesto cronologico di riferimento è prossimo, viste le vicende storiche in cui si inserisce, agli inizi del XIII secolo.
Adiacente alla porta fortificata esposta a sud-ovest, sorge il palazzo vero e proprio, un corpo murario nobile, impreziosito da porte e finestre delle quali si conservano eleganti cornici gotico-catalane, residenza dei Signori del feudo di Laconi fino alla prima metà dell'800.
Di notevole interesse è anche il porticato che precede un vano rettangolare lungo circa 35 m, diviso in diversi ambienti e aperto sull'ampia corte. Diversa e più recente è la storia del Parco almeno nella configurazione attuale; tuttavia si può affermare che questa pregevole pertinenza del castello sia stata un autorevole testimone della storia moderna di Laconi.

La casa natale di San'Ignazio da Laconi
La prima tappa per conoscere Laconi non può che partire dalla visita alla casa natale di Sant'Ignazio da Laconi, ubicata nel centro storico. Sant’Ignazio è il Santo sardo più venerato dell’Isola e i festeggiamenti in suo onore si tengono nel mese di agosto richiamando a Laconi migliaia di visitatori. Per circa una settimana giungono a Laconi pellegrini da ogni parte della Sardegna e anche dall’estero per pregare nella casa natale del Santo, chiedere o ringraziare per la Sua intercessione, e per recarsi nella chiesa parrocchiale dedicata a sant'Ambrogio e (dal 1951) a sant'Ignazio . Il 31 agosto, si tiene la processione a cui partecipano migliaia di fedeli, preceduti da cavalieri in costume e da numerosi gruppi folcloristici e confraternite di varie località dell'Isola.
Oltre ai riti religiosi che si susseguono senza soluzione di continuità per circa una settimana, l’amministrazione comunale organizza varie manifestazioni civili di intrattenimento e cultura. Per maggiorii dettagli sulla vita del Santo visita i seguenti siti:
http://www.comune.laconi.or.it/home.php?lang=ita&inc=contenuti&id=56
http://www.santiebeati.it/dettaglio/32500
http://it.wikipedia.org/wiki/Ignazio_da_Laconi

 Il centro storico
Il tessuto urbano di Laconi manifesta in modo inequivocabile la storia di questo paese. Il primo nucleo, arroccato ai piedi del castello, risale al medioevo: lungo le vie tortuose del centro storico si affacciano le case dal basso profilo con i muri di pietre e fango oppure, meno frequentemente, intonacate con un impasto di calce e sabbia silicea del luogo, come nei rioni di Corongiu, Romaòre, Pitziédda. Moderna invece, è la parte del borgo sorta intorno alle architetture neoclassiche del Palazzo Aymerich e della Casa Municipale, la cui facciata fu rifatta dall'Arch. Cima sul progetto originario dell'Ing. Balestri. Nel suo sviluppo urbanistico vi sono i segni di un mutamento e di una crescita del luogo; mutamento determinato anche da una più equa distribuzione delle risorse, risultato dell'affrancamento dal potere feudale di numerose famiglie di allevatori e pastori. Fino alla prima metà dell'800 Laconi aveva nel Castello e nel Parco circostante l'epicentro della vita politica, feudale ed economica. Soltanto la chiesa parrocchiale, intitolata ai santi Ambrogio e Ignazio, che nel prospetto frontale manifesta rifacimenti che nel tempo hanno deturpato lo spartito tardo-gotico originario, pare respirare in assoluta libertà lo spazio che di fronte ad essa si apre a occidente. E' quasi una contrapposizione, fisica e ideale, alla residenza dei feudatari, rigida e austera, topograficamente relegata ai limiti orientali del nuovo assetto urbano post-medioevale. Questo impianto urbanistico, così anomalo se lo si inquadra già; nel tardo medioevo, verrà superato soltanto nell'800, con la costruzione, progettata dal Cima, della nuova dimora dei Marchesi di Laconi, elegantemente prostrata alla Parrocchiale, ormai epicentrica rispetto al paese che cresceva.

La valle dei menhir
La maggiore concentrazione di menhir in agro di Laconi è quella individuata in località Perda Iddocca, una valle situata ad ovest del moderno abitato, tra i colli di Conca Zerfalíus e di Nicola Cannas.  In quest’area, per molti anni adibita a coltivazioni, furono rinvenuti durante i lavori di aratura 8 monoliti, 5 dei quali si trovano ancora oggi sul terreno; questi menhir, tutti realizzati con un unico blocco di trachite locale, hanno un’altezza media di 180 cm e presentano una faccia piana e l’altra convessa.
Nel gruppo di Perda Iddocca sono compresi il tipo più antico, definito “protoantropomorfo”  perché privo di dettagli anatomici; quello “antropomorfo”, caratterizzato dalla rappresentazione in bassorilievo di naso e sopracciglia; infine il tipo più recente, quello delle statue-menhir maschili o femminili: le prime caratterizzate dalla rappresentazione di una figura umana capovolta e di un doppio pugnale; le seconde contraddistinte dalla presenza dei seni.
Poche centinaia di metri ad ovest di Perda Iddocca, rovesciate a fior di suolo, furono rinvenute 6 statue-menhir, quelle di Pranu Maore; più ad Est, in località Corte Noa, un gruppo di altri 7 menhir in allineamento.
La datazione che si propone per questi monoliti va dal Neolitico recente (IV mill. a.C.) per i tipi più semplici fino all’Età del Rame (III mill. a.C.) per le statue-menhir.

Chiesa parrocchiale e chiese campestri
Il principale edificio di culto del comune di Laconi è la chiesa parrocchiale intitolata ai santi Ambrogio e Ignazio che sorge nel quartire più antico del paese; questa fu edificata nel XV secolo e da allora è stata più volte modificata, in particolare nel corso dell’Ottocento. La volta e la cupola che la coprono attualmente furono realizzate nel 1823 dal rettore Francesco Cabras, come testimonia un'epigrafe murata nell’edificio; dell’impianto originario si conserva oggi anche il campanile a canna quadrata.
La chiesa dei Santi Ambrogio e Ignazio nel 1957 fu affidata in perpetuum ai frati cappuccini.
Oltre a questa si contavano nel territorio comunale altre sei chiese filiali, quella di Sant’Antonio abate, di San Martino, di San Giovanni Battista, di Santa Maria, di San Sebastiano e di San Nicola. Mentre  della maggior parte di questi edifici non restano oggi che notizie frammentarie, le chiese di Sant’Antonio abate e di San Giovanni Battista sono invece ancora aperte al culto. La prima di queste, completamente ricostruita nel corso del XVIII secolo, era l’antica chiesa parrocchiale; l’edificio si erge nella parte alta della via omonima e comprende nelle immediate adiacenze un piccolo cimitero ormai abbandonato.
La chiesa di San Giovanni Battista sorge alla periferia del paese, poco distante dal nuovo cimitero; ristrutturata di recente questa conserva alcuni tratti spiccatamente medievali come il campanile a vela a due luci e, all’interno, nove sculture lignee vagamente zoomorfe a sostenere le travi del tetto.
A qualche chilometro dal centro abitato si trova la chiesa campestre dedicata a San Daniele; l’edificio originario fu chiuso al culto nel 1831 e solo recentemente è stato ripristinato.
Presso la borgata di Santa Sofia i ruderi di un antico edificio religioso, verosimilmente di età bizantina, testimoniano il culto della santa che ha dato il nome a quest’area; accanto a questo sorge la moderna chiesa, punto di riferimento per le famiglie che abitano nella zona.